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Capitolo 3: Lincubo

  Oscurità. Silenzio. Solo un vago riflesso violaceo aleggiava nell'aria, come nebbia intrisa di veleno.

  Nel nulla, sospeso in piedi al centro di un vuoto nero, si trovava Tatsuya. Dormiva. Le sue braccia penzolavano lungo i fianchi, le palpebre tremolavano, come se stesse sognando qualcosa che il suo cuore non riusciva a contenere. Tutto intorno a lui, delle mani -lunghe, sottili, dalle dita artigliate e di un rosso profondo-cominciarono a emergere dall'oscurità. Fluttuavano lentamente in cerchio, sfiorandogli i capelli, le spalle, il viso.

  Poi... Gli occhi del bambino si spalancarono. Un respiro. Un secondo. Il terrore gli esplose nel petto come un fulmine. Tatsuya vacillò, iniziò a tremare, e il suo respiro si fece spezzato.

  "Chi... chi c'è?!" gridò, la voce ancora acerba, rotta dal panico. Ma le mani non risposero. Continuarono a danzargli attorno, più vicine, più minacciose.

  "Fermatevi! Non toccatemi!" supplicò, indietreggiando, ma non c'era nessun posto dove andare. Solo buio.

  Una delle mani lo afferrò per il collo.

  Il respiro gli si troncò in gola. Le pupille tremarono. Cercava aria, ma la pressione aumentava. Le sue dita piccole si aggrappavano a quel braccio irreale, cercando di staccarlo. Non ci riusciva. Poi, un urlo. Un altro. L'oscurità si spezzò.

  Tatsuya si ritrovò seduto di scatto in un letto ampio, circondato da tende bianche e lenzuola candide. Le pareti di pietra dell'infermeria erano immerse in una luce pallida. I letti vuoti ai lati, in silenzio. Sudava. Il cuore correva come impazzito, il petto si alzava e abbassava con forza. Le mani strette sul petto, tremanti. Gli occhi ancora pieni di quella visione.

  "Che succede?!" esclamò una voce preoccupata.

  L'infermiera accorse al suo capezzale. Una donna giovane, dalla pelle chiara e i lunghi capelli neri con riflessi viola. I suoi occhi erano di un marrone caldo... ma per un attimo, agli occhi di Tatsuya, parvero rossi. Rosso sangue.

  "NO! Stai lontana!" urlò il bambino, spingendosi all'indietro fino a sbattere contro la parete. -"NON VOGLIO MORIRE! ANDATEVENE!"

  "Cosa...? Ma io..." l'infermiera si fermò, confusa. Tatsuya lo fissava come se avesse davanti un mostro. Le lacrime gli rigavano il volto.

  "Non voglio morire... Non adesso... Ho solo otto anni... voglio vivere... voglio vivere..." balbettava, coprendosi il viso con le mani.

  La donna si alzò di scatto, con il cuore stretto da un presentimento oscuro. Uscì di corsa dalla stanza e attraversò i corridoi. Poco dopo, tornò seguita dal re e da due cavalieri.

  "Cosa succede?!" chiese il sovrano appena entrato. I suoi occhi si posarono subito sul bambino rannicchiato contro il muro.

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  "Si è svegliato così... urlava... ha detto che non voleva morire, che lo lasciassimo in pace... poi mi ha guardata e... mi ha detto di sparire..." mormorò l'infermiera, ancora scossa.

  Il re strinse le labbra. Si avvicinò, mantenendo la distanza, e osservò il bambino con attenzione. I suoi occhi... non sembravano quelli di un bambino. Erano occhi segnati.

  "Sta avendo un incubo." disse infine, voltandosi verso gli altri. "Nulla di cui preoccuparsi. Per ora."

  "Ma Maestà, sembrava davvero... impaurito." disse uno dei cavalieri, ma il re lo zittì con un gesto della mano.

  "Takeda."

  "Sì, Maestà."

  "Aiuta l'infermiera. Preparate un calmante. Nulla di troppo forte. Il suo corpo è ancora debole."

  "Subito."

  Mentre Takeda e l'infermiera lasciavano la stanza, il re restò immobile. Si guardò intorno, poi tornò a osservare Tatsuya, che ora si era calmato ma continuava a fissare il vuoto, come se vedesse ancora quelle mani.

  "Cosa sei davvero?" sussurrò tra sé, con voce bassa.

  Poi uscì dalla stanza in silenzio. Il suo passo era calmo, ma dentro di lui qualcosa si agitava. Un dubbio. Un presentimento. Quel bambino non era normale. E lui lo avrebbe scoperto. A ogni costo.

  Tatsuya, ancora scosso, emise un flebile lamento prima di ricadere all'indietro sul cuscino. Il calmante che Takeda e l'infermiera gli avevano somministrato stava finalmente facendo effetto. I suoi muscoli si rilassarono poco a poco, le palpebre tremarono e infine si chiusero. Il respiro, prima affannato, si fece lento e pesante.

  Takeda tirò un lungo sospiro, togliendosi l'elmo. Una cascata di capelli biondi gli cadde sulle spalle, leggermente umidi di sudore. L'infermiera, ancora in piedi accanto al letto, non riusciva a distogliere lo sguardo dal bambino. Le sue mani stringevano il grembiule con forza.

  "Hai mai visto... qualcosa del genere?" domandò infine, con voce sottile.

  Takeda la guardò un attimo, poi scosse la testa lentamente. "No. Mai. Neanche in guerra." si sedette su una sedia poco distante, incrociando le braccia. "Non so cosa stia accadendo a questo bambino... ma qualunque cosa sia, non è normale. è qualcosa che supera di gran lunga ogni potere che abbiamo mai conosciuto."

  Le parole fluttuarono nella stanza come un'ombra densa.

  L'infermiera abbassò lo sguardo su Tatsuya, che ora giaceva immobile nel letto, le guance pallide, il respiro tranquillo solo in apparenza.

  "Nemmeno io..." mormorò. "In dieci anni che lavoro qui, ho curato ferite di tutti i tipi, ho assistito a crisi, pianti, magie instabili... ma questo..." fece una pausa, poi scosse il capo. "Questo è diverso. Come se... come se non appartenesse a questo mondo."

  Takeda annuì, pensieroso. Si alzò, sistemando l'elmo sotto il braccio. "Stasera terremo una riunione riservata con il Re e i suoi consiglieri. Vogliamo capire il prima possibile di cosa si tratti. E anche come proteggerlo... o, se necessario, come contenerlo."

  L'infermiera lo fissò. "Volete che partecipi?"

  -"Sì. Tu eri presente quando si è risvegliato. Hai visto il terrore nei suoi occhi. Ci servirà ogni dettaglio."

  Lei annuì con fermezza. "Ci sarò. Se c'è un modo per aiutarlo... voglio trovarlo."

  Takeda le rivolse un mezzo sorriso. Era raro vederlo esprimere un'emozione. "Allora preparati. Al calare del sole, vieni alla Sala del Trono. Non fare tardi."

  "Va bene." rispose lei con tono deciso.

  Takeda si voltò verso la porta, fece per uscire, poi si fermò un istante, lanciando un'ultima occhiata al bambino addormentato.

  "Quel piccolo... è diverso." mormorò tra sé. "Ma forse... è anche l'unico che potrà cambiare tutto."

  Poi uscì. E il silenzio tornò a riempire la stanza, mentre il sonno profondo di Tatsuya celava un potere ancora ignoto.

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