Tatsuya si risvegliò di colpo, come scosso da un brutto sogno. Ansimava. Il cuore gli batteva forte nel petto mentre si guardava intorno. Ovunque volgesse lo sguardo, vedeva solo alberi. Alberi altissimi, ombrosi, dalle foglie scure. Un bosco fitto, silenzioso... troppo silenzioso. O forse no.
Qualcosa si muoveva tra i cespugli. Foglie secche si spezzavano sotto zampe che non vedeva. Il suo corpo tremava.I capelli, un tempo di un marroncino chiaro, erano ora scuriti dalla terra e dal sudore.
Sulla schiena, una grande macchia rossa: sangue secco, forse. Era praticamente nudo, coperto solo da un piccolo telo ruvido annodato attorno ai fianchi. Non capiva. Non ricordava. Dov'era finito? Dov'erano gli altri bambini? Dov'era sua madre?
Le lacrime iniziarono a scendergli silenziosamente sulle guance. Non riusciva a muoversi. Non sapeva se fosse il freddo o la paura, ma il suo corpo si rifiutava di reagire. Poi sentì qualcosa strisciare sulla mano. Un piccolo verme. Lo fissò un secondo.
E urlò. "AIUTOOOO!!" gridò con tutta la voce che aveva, dimenticandosi di essere solo. Con movimenti scoordinati, si dimenò fino a far volare via il verme, e ricadde a terra ansimando, il fiato corto e il cuore in gola.
Si trascinò fino al tronco di un albero e vi si appoggiò con la schiena, abbracciandosi le gambe."Non voglio morire..." sussurrò tra i singhiozzi. "Voglio la mamma... mamma..."
Il suo piccolo corpo tremava, sporco e infreddolito. Gli occhi, ancora bagnati, cercavano disperatamente qualcuno, qualcosa. Ma non c'era nessuno. Il mondo sembrava essersi dimenticato di lui.E proprio in quel momento, mentre la paura lo stringeva come un artiglio, perse i sensi.
Il vento si fece più forte. Da lontano, si udirono zoccoli. Un gruppo a cavallo si avvicinava a tutta velocità. Quando raggiunsero la radura, si fermarono bruscamente. Tra loro c'erano uomini con armature scintillanti, spade legate alla cintura, archi sulle spalle. Uno di loro, con un mantello blu scuro, smontò dal cavallo e si avvicinò al corpo esanime del bambino.
If you discover this tale on Amazon, be aware that it has been stolen. Please report the violation.
Uno dei cavalieri, notando il piccolo corpo rannicchiato alla base dell'albero, spalancò gli occhi. "Maestà! C'è... un bambino!" gridò, senza esitare.
Dalla carrozza arredata con eleganza scese un uomo. Aveva lunghi capelli grigi raccolti dietro le spalle, un mantello cremisi che sfiorava il terreno e un portamento che imponeva rispetto solo a guardarlo. La sua corona, semplice ma autorevole, era poggiata con cura sul cuscino del carro.
Tutti si inchinarono al suo passaggio.
Il re si avvicinò in silenzio. "Avvicinatevi. Verificate se respira" ordinò con voce ferma.
Due cavalieri si inginocchiarono, tastando il polso e il petto del bambino. "Ha ancora battito... sta respirando, anche se è molto debole!" dichiarò uno di loro.
Il re chinò il capo, osservando il volto sporco e impaurito di Tatsuya. Poi si inginocchiò lentamente e, con delicatezza inaspettata, gli sfiorò la fronte con la mano.
"Maestà... cosa state facendo?" domandò un cavaliere, perplesso.
Il re non rispose subito. Sorrise appena. "Portatelo in carrozza. Deve essere salvato."
I cavalieri non osarono discutere. In un attimo, sollevarono con attenzione il bambino e lo adagiarono nella carrozza regale.
Uno di loro, con l'armatura annerita e una cicatrice sul viso, si avvicinò al sovrano e gli mostrò una spada di legno rovinata. "è sua, vero?"
Il re lo guardò negli occhi e annuì lentamente. "Sì. è sua." Salì di nuovo in carrozza.
"Maestà, che ci faceva un bambino da solo in mezzo al bosco?" chiese un altro cavaliere, cavalcando al suo fianco.
"Forse uno di quei bambini fuggiti da qualche punizione?" ipotizzò il soldato.
Il re scosse il capo. "No... guarda i capelli coperti di fango, la ferita sulla schiena. Non è fuggito. è caduto."
Restò in silenzio per qualche secondo. Poi aggiunse: "Forse ha provato ad arrampicarsi su quell'albero. Forse ha messo un piede in fallo."
Il cavaliere annuì. "Ha senso, Maestà. Soprattutto se si era perso..."
Il re guardò fuori dal finestrino della carrozza. "Un bambino fragile, ma ancora vivo. E il destino ci ha guidati fin qui, oggi. Portiamolo a casa."
Il convoglio riprese la marcia, e il bosco si allontanò lentamente alle loro spalle.
Il bambino dormiva profondamente, inconsapevole che il suo nuovo mondo lo stava già accogliendo.
E che il nome Tatsuya Arakawa, un tempo temuto tra i giochi infantili, avrebbe avuto un nuovo significato in questo regno.

